Ci innamoriamo ancora come prima?

Una volta potevi conoscere qualcuno perché era l’amico di un amico, perché frequentavate la stessa università, perché lavoravate insieme o semplicemente perché quella sera vi eravate ritrovati nello stesso posto. Oggi quella stessa persona potrebbe trovarsi a tre chilometri da te, non avere nessun amico in comune e comparire sul tuo telefono mentre sei sul divano in pigiama.
Il romanticismo non è scomparso con la digitalizzazione ma sono cambiate profondamente le condizioni in cui può nascere una relazione.
Uno studio pubblicato su PNAS mostra bene questo cambiamento: negli Stati Uniti, tra le coppie eterosessuali, gli incontri online sono passati dal 2% nel 1995 al 39% nel 2017 mentre nello stesso periodo sono diminuiti quelli avvenuti attraverso amici e famiglia.
Non abbiamo quindi semplicemente aggiunto le app alle possibilità che avevamo già, abbiamo cambiato il luogo dell’incontro e insieme a questo sono cambiate anche alcune delle sue regole.
Prima il numero delle persone che potevamo conoscere era inevitabilmente limitato dalla nostra vita, dagli amici, dal lavoro, dall’università, dalla città in cui vivevamo. Oggi possiamo incontrare persone che probabilmente non avrebbero mai incrociato la nostra quotidianità e questo ha aperto possibilità enormi, soprattutto per chi cerca qualcuno al di fuori del proprio ambiente sociale. La comunicazione online può inoltre offrire più tempo per pensare a cosa dire e rendere più semplice condividere aspetti di sé che dal vivo sarebbero più difficili da raccontare.
Ed è proprio questa enorme possibilità di scelta che mi fa riflettere.
Una recente revisione di 125 studi qualitativi sull’online dating racconta infatti una tensione interessante tra il nostro desiderio di trovare amore e intimità e un ambiente digitale costruito anche attraverso logiche di scelta, efficienza e mercato. Alcuni degli studi arrivano a parlare di de-romanticizzazione, perché la ricerca di qualcuno rischia in alcuni momenti di assomigliare alla selezione tra alternative. Una foto, qualche informazione, sì, no, forse e poi la persona successiva.
Non significa che le app ci abbiano resi superficiali o incapaci di innamorarci, sarebbe una conclusione troppo semplice. Mi interessa di più pensare a un piccolo paradosso:
non abbiamo mai avuto così tante possibilità di incontrare qualcuno e allo stesso tempo non siamo mai stati così consapevoli di quante alternative potrebbero esserci.
Così alla domanda “mi piace questa persona?” può aggiungersene silenziosamente un’altra: “e se continuassi a cercare?”
Ed è qui che credo sia cambiato qualcosa nel romanticismo contemporaneo. Continuiamo a desiderare di essere scelti, capiti, desiderati e continuiamo a emozionarci per un incontro o ad aspettare un messaggio che vorremmo ricevere, semplicemente oggi una parte di tutto questo accade dentro un mondo che ci ricorda continuamente che potrebbe esserci qualcun altro.
La tecnologia non ha ucciso il romanticismo, ci ha dato possibilità che prima non avevamo ma ci ha anche consegnato una scelta molto più grande. E alla fine il romanticismo potrebbe essere rimasto proprio lì, non nell’avere infinite possibilità ma nel momento in cui decidiamo di fermarci abbastanza a lungo da conoscere davvero qualcuno.
Questo articolo nasce da riflessioni personali ispirate dalla letteratura scientifica sull’evoluzione delle relazioni romantiche nell’era digitale.
Riferimenti bibliografici
Diesen, P. S., Pettersen, L., & Karlsen, F. (2025). The overlooked and the overstudied: A scoping review of qualitative research on pursuing sexual, romantic, and loving relationships through online dating. Behavioral Sciences, 15(3), 247.
Rosenfeld, M. J., Thomas, R. J., & Hausen, S. (2019). Disintermediating your friends: How online dating in the United States displaces other ways of meeting. Proceedings of the National Academy of Sciences, 116(36), 17753–17758.
