Quando la solitudine non dipende dagli altri

Mi chiedo spesso quale sia il contrario della solitudine.
Per molto tempo avrei risposto senza pensarci troppo “la compagnia”. Mi sembrava la risposta più logica. Se mi sento sola significa che mi mancano le persone e quindi la soluzione è averne di più intorno. Poi però la vita, come spesso succede, ha iniziato a complicare le definizioni. Credo che ognuno di noi abbia attraversato almeno una volta quella strana sensazione di sentirsi fuori posto pur essendo in mezzo a tante persone. Succede durante una cena, in una riunione di famiglia, in una compagnia di amici, perfino accanto a qualcuno che ci vuole bene. Si ride, si parla, si partecipa alla conversazione eppure c’è una parte di noi che continua ad avere la sensazione di non essere davvero raggiunta.
Ed è curioso perché la ricerca racconta proprio questo. Da anni gli studi continuano a mostrarci che essere soli e sentirsi soli sono due esperienze solo parzialmente sovrapponibili. Possiamo trascorrere molto tempo da soli senza vivere quella sensazione di vuoto e possiamo sentirci profondamente soli anche dentro relazioni numerose. La differenza non sembra stare tanto nel numero delle persone quanto nel modo in cui viviamo quei legami.
La cosa che mi ha colpito di più leggendo questi studi è stata rendermi conto che forse ci facciamo la domanda sbagliata. Passiamo molto tempo a contare quante persone abbiamo accanto e molto meno tempo a chiederci come ci sentiamo quando siamo con loro. È una differenza che sembra piccola ma cambia completamente il modo in cui guardiamo la solitudine.
Mi sono chiesta allora se la solitudine fosse davvero il contrario della compagnia oppure il contrario di qualcos’altro. Ed è qui che inevitabilmente torno al mare. Ci sono giornate in cui la spiaggia è piena di persone e il rumore è continuo ma basta allontanarsi di qualche metro perché tutto sembri improvvisamente lontano.
Altre volte invece capita di sedersi davanti al mare completamente da soli e di non sentirsi soli nemmeno per un istante.
La solitudine non dipende soltanto da chi abbiamo accanto ma dalla libertà che sentiamo di avere quando siamo con qualcuno. La libertà di dire “oggi sto male” senza sentirci un peso, di cambiare idea senza paura di deludere, di raccontare una fragilità senza doverla subito giustificare o di restare in silenzio senza sentirci obbligati a riempire ogni spazio.
E allora mi viene da pensare che forse il contrario della solitudine non sia la compagnia, ma è sentirsi accolti; sentirsi visti per quello che siamo e non per quello che riusciamo a dimostrare; sentire che non dobbiamo conquistare un posto nelle relazioni perché quel posto esiste già e accorgerci che possiamo abbassare le difese e che, nonostante questo, qualcuno rimane.
Credo che questa sia anche una buona notizia perché significa che non abbiamo necessariamente bisogno di riempire la nostra vita di persone.
A volte una sola relazione autentica può fare molto più rumore di cento conoscenze superficiali.
E forse la fortuna più grande non è incontrare tante persone ma incontrarne anche solo una davanti alla quale, quasi senza accorgercene, smettiamo finalmente di sentirci soli.
Questo articolo nasce da riflessioni personali ispirate dalla letteratura scientifica sul tema della solitudine e dell’isolamento sociale. Per chi desidera approfondire, di seguito alcuni degli articoli consultati.
Riferimenti
- Danvers, A. F., et al. (2023). Loneliness and time alone in everyday life: A descriptive-exploratory study of subjective and objective social isolation. Journal of Research in Personality, 107, Article 104426.
- Gagner, E., et al. (2025). Objective social isolation predicts perspective-taking and empathic concern. Psychological Reports. Advance online publication.
- Taylor, H. O., et al. (2023). The state of loneliness and social isolation research: Current knowledge and future directions. BMC Public Health, 23, 1049.
