Abbiamo ancora il tempo di annoiarci?

Noia e uso dello smartphone. Non ricordo l’ultima volta in cui ho aspettato qualcuno senza fare niente. Probabilmente avrò preso il telefono, aperto Instagram, risposto a un messaggio, controllato una mail o fatto una di quelle cose che facciamo quasi automaticamente nei pochi minuti in cui non abbiamo altro da fare e credo che la parte interessante sia proprio questa: non decidiamo nemmeno più di riempire il vuoto, lo riempiamo e basta.
Una fila al supermercato, cinque minuti prima che arrivi il treno, una persona in ritardo, una serata senza programmi e persino quei trenta secondi in ascensore sono diventati piccoli spazi da occupare, come se non fare niente fosse qualcosa da correggere il prima possibile. E mi chiedo quando abbiamo iniziato ad avere così tanta fretta di non annoiarci.
La noia non è una sensazione particolarmente piacevole e la ricerca la descrive proprio come uno stato in cui vorremmo essere coinvolti in qualcosa di soddisfacente ma non riusciamo a esserlo, il tempo sembra rallentare, facciamo fatica a mantenere l’attenzione e può comparire quella sensazione di irrequietezza che conosciamo bene. Il problema è che oggi abbiamo in tasca uno strumento capace di farla sparire quasi immediatamente e i due lavori che ho letto su questo tema mostrano quanto noia e utilizzo delle tecnologie digitali siano ormai intrecciati.
La cosa che mi ha fatto riflettere di più però non è che prendiamo il telefono quando siamo annoiati, questo credo che non sorprenda nessuno, ma ciò che può succedere quando iniziamo a farlo continuamente. Alcuni modelli descritti negli studi suggeriscono che, se impariamo ripetutamente che basta uno schermo per eliminare quella sensazione spiacevole, possiamo iniziare ad anticiparla e cercare uno stimolo digitale al minimo accenno di noia.
Ed è qui che la questione diventa interessante perché non stiamo più parlando soltanto di quanto tempo passiamo davanti allo smartphone ma di quanto siamo ancora capaci di rimanere in uno spazio in cui non succede niente.
Mi accorgo che abbiamo quasi trasformato la noia in un problema da risolvere quando potrebbe essere anche un’informazione da ascoltare. I modelli riportati dalla letteratura descrivono infatti diverse possibilità quando ci annoiamo: possiamo cercare immediatamente qualcosa fuori da noi che ci distragga ma possiamo anche rivolgere l’attenzione verso l’interno, lasciando spazio al vagare della mente e alla riflessione.
Non significa quindi che annoiarsi sia sempre piacevole o necessariamente benefico, significa semplicemente che scappare ogni volta dalla noia ci impedisce anche di scoprire dove avrebbe potuto portarci.
Magari verso un pensiero che non avevamo avuto il tempo di ascoltare, verso la voglia di fare qualcosa che ci interessa davvero o semplicemente verso la consapevolezza che quello che stiamo facendo non ci coinvolge più. La ricerca più recente arriva infatti a suggerire che lavorare sulla tolleranza della noia, sulla capacità di regolare le emozioni e sul trovare modi significativi di vivere il tempo libero possa essere importante anche nella prevenzione dell’uso problematico della tecnologia.
Non credo che la soluzione sia buttare il telefono in fondo a un cassetto o iniziare ad allenarsi alla noia fissando il muro per mezz’ora, sarebbe probabilmente un’altra cosa da aggiungere alla lista delle cose da fare bene. Mi interessa molto di più recuperare quei piccoli momenti in cui non dobbiamo necessariamente riempire ogni spazio e provare, ogni tanto, a resistere qualche minuto prima di cercare uno stimolo.
Noia e uso dello smartphone. Perché in un mondo che ci offre qualcosa da guardare, ascoltare o scorrere praticamente in ogni momento, annoiarci è diventato sorprendentemente difficile.
Questo articolo nasce da riflessioni personali ispirate dalla letteratura scientifica sul rapporto tra noia, tecnologia e utilizzo dei media digitali.
Riferimenti bibliografici:
Camerini, A.-L., Morlino, S., & Marciano, L. (2023). Boredom and digital media use: A systematic review and meta-analysis. Computers in Human Behavior Reports.
Tagliaferri, G., Martí-Vilar, M., Frisari, F. V., Quaglieri, A., Mari, E., Burrai, J., Giannini, A. M., & Cricenti, C. (2025). Connected by boredom: A systematic review of the role of trait boredom in problematic technology use. Brain Sciences.
